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Don Ettore Dubini

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Incontro degli operatori della Emmaus a Erba.     OperatoriEmmaus          

17 Febbraio 2012                                                                               

 

 

“Il cristiano è nel tempo manifestazione del Padre del Figlio e dello Spirito Santo”

Questa frase, letta sulla tomba di Lazzati, ci ha introdotti alla giornata trascorsa con don Ettore lo scorso 17 febbraio all’Eremo S. Salvatore presso Erba; erano presenti, oltre al Presidente, tutti gli operatori e Claudio.

 

Dopo la recita delle lodi, don Ettore ci ha offerto una traccia di riflessione sul passato e sul presente della Cooperativa Emmaus prendendo spunto da testi evangelici molto densi e ricchi di riferimenti alla nostra realtà. Visto il richiamo del luogo, si è trattato di rileggere le nostre storie singole e quella della Cooperativa con un taglio laico-cristiano e cioè nella considerazione di un servizio offerto a tutti senza esclusione, ma nella consapevolezza che il discernimento del cammino proviene dal tentativo di mettersi alla sequela di Gesù.

 

Ecco quali sono gli spunti su cui ci siamo soffermati a riflettere e a confrontarci:

 

Uno sguardo al passato:

·        Abbiamo risposto ad una chiamata: la voce di tanti ospiti della Cooperativa: ”Signore aiutami”.

·        Insieme siamo diventati collaboratori della speranza: operatori, volontari e ospiti.

·        Così come Gesù ha usato del fango per guarire il cieco, così noi abbiamo scelto il lavoro come strumento per il benessere delle persone.

·        Gesù è andato incontro al lebbroso, anche noi dobbiamo prenderci cura dell’altro, senza delegare.

·        Ci siamo imbarcati in un’avventura senza certezze ed abbiamo ricevuto più di quanto abbiamo dato: il lavoro, le relazioni, la fiducia.

·        Non siamo stati e non possiamo stare in coop. come se svolgessimo un lavoro uguale agli altri: la vita di ciascuno merita un fremito di compassione; così come Gesù davanti al figlio morto della vedova di Naim.

·        Dopo aver osservato che: nella vita vi sono persone “fortunate” e altre meno e che è facile dividere in categorie e giudicare; si rende necessario decidere da che parte stare. Gesù di fronte al fariseo giusto che giudica la peccatrice, si schiera dalla parte di quest’ultima. Anche noi siamo invitati a stare sempre con gli uomini più deboli di qualunque categoria.

·        Abbiamo reagito e siamo chiamati a reagire allo scoraggiamento. Gesù, perfino davanti alla morte chiede: “tu continua ad aver fede”.

 Don Ettore Dubini

·        Eravamo entrati a far parte della Coop. con alcune attese e poi abbiamo forse incontrato momenti di delusione. Come i discepoli di Emmaus dobbiamo rileggere la realtà guardando con occhi diversi perché nessun periodo è stato tanto difficile da non essere superato se guardato con occhi di speranza operosa. Nessun traguardo, nessun successo, nessuna esperienza è tanto importante quanto sapere di aver compiuto il proprio dovere.

 

Uno sguardo al presente:

·        La Provvidenza c’è. Guardiamo con fiducia all’azione di Dio. La certezza che Lui aiuta l’abbiamo guardando ciò che ha fatto per noi in questi anni. A noi è chiesto di affidarci di più alla Provvidenza.

·        “La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito”. Abbiamo detto che il lavoro è uno strumento di benessere; i nostri ospiti rimangono il valore più importante anche quando cala il lavoro.

·        Se Dio veste i gigli del campo….: siamo invitati a superare l’ansia (troppo/poco lavoro) senza immobilismi.

·        “Cercate prima il Regno di Dio”….prima di ogni altra priorità viene il volto del Regno che è quello dei nostri ragazzi, i poveri che Dio predilige.

·        La crisi è forse un momento favorevole per tornare all’essenzialità del nostro agire: la persona. Che cosa vuol dire per noi?

 

Don Ettore ha poi ripreso alcune frasi udite dal Pontefice durante l’incontro a Roma della Caritas. Tra l’altro ci hanno colpito due sottolineature:

la prima riguarda il “non desistere mai dal compito educativo anche quando la strada si fa dura”. La seconda quella”di vivere questo nostro impegno utilizzando quegli strumenti che la fantasia della carità ci suggerirà per l’avvenire”. Infine una sottolineatura: ”le vostre opere sono opere che nascono dalla fede, sono opere di Chiesa. Sono azioni pedagogiche, perché aiutano i più poveri a crescere nella loro dignità, le comunità a camminare nella sequela di Cristo.”

 

Altri riferimenti del Card. Scola hanno completato la sintesi di don Ettore che poi ci ha chiamati a una riflessione personale e ad una condivisione offrendoci una scheda di domande più personali che volentieri abbiamo esaminato.

 

Nel clima della montagna erbese abbiamo così rafforzato la nostra amicizia e rinfrescato il nostro impegno.

Panoramica Crevenna 

 

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